Quotidiano La Repubblica - venerdì 12 dicembre 1997
"L e t t e r e" a cura di Barbara Palombelli
Le donne scendano in politica Il
recente
dibattito sul tema "casalinghe e no" ci ha fatto molto riflettere.
Ad una prima reazione di "appartenenza" ad uno o all'altro gruppo,
è seguita una sensazione di profonda amarezza. Infatti, analizzando
più razionalmente l'argomento, bisogna riconoscerlo: la donna che oggi
lavora si trova catapultata in una realtà molto dura e faticosa
(lavoro, famiglia, casa, ecc.) e, quando finalmente arriva la sera,
si sente esausta e soprattutto insoddisfatta (non è riuscita il più
delle volte a svolgere tutti i compiti e soprattutto nessuno di questi come vorrebbe).
Viceversa la casalinga si gode la casa e la famiglia, vive "ritmi più umani" e tutt'al più
conosce la gioia del tè con le amiche, della passeggiata pomeridiana, ecc.
Ma è proprio tutto così?
Scusate riteniamo proprio di no!
Generalmente una donna non "sta a casa" per libera scelta. La disoccupazione si sa,
è nel nostro Paese una pesante realtà e, in questi casi, le prime vittime siamo proprio noi donne.
A questo si aggiungano i casi, (e purtroppo sono ancora troppi), in cui per alcuni retaggi sociali
la donna, considerata "angelo del focolare" diventa "agnello sacrificale", le viene affidato
il compito di accudire figli e marito per la salvaguardia della famiglia, come logica conseguenza
si deve vivere con un solo stipendio, il più delle volte appena sufficiente per le necessità
quotidiane. Se ci sono bimbi da far crescere, c'è almeno il godere di questi momenti; però il tempo
passa per tutti e ben presto questa "donna casalinga" si troverà sola tra casa e fornelli,
con marito e figli che prenderanno la casa per un albergo, in un contesto economico che non
permette nulla di superfluo.
Viceversa, se la donna lavora, si trova in "mondo economico" strutturato a misura d'uomo.
Deve pensare come loro, lavorare più di loro, dimostrare che ha un cervello.
Riuscirà a migliorare solo se deciderà di privilegiare la carriera; e comunque vada,
in molte realtà, a parità di mansioni, è ancora sottopagata.
Allora? Quale soluzione?
Entriamo in politica.
Diventiamo rappresentative dove conta,. Le donne che oggi fanno politica sono pochissime e quindi,
anche se bravissime,non possono fare miracoli!
Questo invito va oltre le classiche e
stereopatiche ideologie politiche. Uniamoci, aggreghiamoci in partiti, associazioni,
non fa differenza. E' importante farci sentire, essere presenti, poter decidere, solo così
non perderemo le nostre conquiste e miglioreremo non solo la
nostra condizione, ma cosa ben più importante, la società in cui i nostri figli vivranno.
Anna Maria Zucca - Via San Francesco d'Assisi n. 27, 10121 Torino
EVVIVA
le donne di Torino! La lettera
di Anna Maria Zucca era firmata da decine e decine di donne.....Pubblico i suoi recapiti
per favorire i contatti di questa prima Libera
Associazione. L'invito di Anna Maria va recepito della chiave giusta,
fuori dalle barriere ideologiche (davanti ai fornelli, non c'è destra o sinistra che faccia
la differenza). Ho davanti, proprio qui sul tavolo di lavoro, la cartella con le lettere
sul dibattito in corso: è enorme, contiene centinaia di messaggi..... Chissà che non
si riesca ad organizzare una giornata nazionale delle donne che lavorano,
magari in primavera..... Fatemi sapere il vostro parere.
Barbara Palombelli
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