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TELELAVORO E' DAVVERO UN VANTAGGIO?

LA FORMULA

Negli U.S.A. è una prassi ormai diffusissima: il primo massiccio esperimento di telelavoro, infatti, è stato avviato dalla contea di Los Angeles nel 1989 e oggi si valuta che negli U.S.A. esistano 16 milioni i telelavoratori. Anche l'Italia sta movendo i primi passi.
Grazie soprattutto all'impegno della UE, che lo scorso anno, ha stanziato oltre 4 mld di euro per potenziare la ricerca sulla nuove tecnologie e finanziare l'azione-chiave sui "Nuovi modi di lavorare": ha lanciato la "settimana europea del telelavoro"; ha istituito un concorso, il "Telework Award", che premia i migliori progetti di telelavoro; sta sviluppando una campagna di informazione a largo raggio in tutte le realtà europee.
Per ragionare seriamente di telelavoro, evitando di creare illusioni sbagliate e, insieme, di ignorare le effettive potenzialità, bisogna precisare, in primo luogo, di cosa si tratta e poi chiedersi quando è vantaggioso e quando non lo è, chi  può essere interessato e chi invece, ne sarebbe deluso.

LE TECNOLOGIE

Il termine "telelavoro ", in realtà, si riferisce a qualunque tipo di lavoro che utilizzi le nuove tecnologie informatiche e venga svolto in un luogo diverso dalla sede dell'impresa, implicando un collegamento organico con quest'ultima per via telematica.
Dunque, può essere fatto, da casa, ma anche in viaggio, in un ufficio decentrato, in un centro attrezzato, condiviso dai dipendenti di una pluralità di imprese; in sedi di imprese di servizi, che producono a distanza prestazioni per altre imprese (il cosiddetto, distant working entreprises); in piccole unità, situate a diversi livelli del ciclo produttivo, ma collegate per via telematica in modo da costituire un sistema globale di produzione (distributed business system). Queste tipologie possono essere interessare anche attività svolte in Stati e, sempre più frequentemente, in continenti diversi da quelli dell'azienda di riferimento (telelavoro offshore).

I CONTRATTI

I contratti di telelavoro esistenti non necessariamente si esauriscono in una modalità precisa. spesso si realizzano dei mix: in parte in casa, in parte mobile o in uffici satelliti, oppure a distanza per alcuni a settimane/mese e presso la sede dell'impresa nel resto del tempo. esso può riguardare un certo periodo della vita lavorativa, o tradursi in una modalità permanente, e così via. E il vantaggio maggiore del telelavoro è proprio questo: l'estrema flessibilità spaziale, temporale, organizzativa, offerta dall'applicazione dell'informatica a una serie di attività di natura immateriale; prevalentemente lavoro d'ufficio, ricerca e/o attività ricreative.
La flessibilità riduce gli oneri del pendolarismo, per lavoratori e imprese. Alle donne, in particolare, consente di evitare la piaga dell'abbandono del lavoro - temporaneo, nelle intenzioni iniziali, ma definitivo allo stato dei fatti - che, nel nostro paese, colpisce le fasce adulte, vincolate in casa da pressanti esigenze di cura: dei figli, degli anziani, dei malati.
La flessibilità organizzativa del telelavoro, inoltre, consentendo molteplici formule possibili anche nell'ambito del lavoro autonomo e cooperativo, può favorire l'occupabilità di soggetti "ad alto rischio di disoccupazione ", come giovani, disabili e donne, appunto.

LE DOLENTI NOTE

In questo quadro, i possibili svantaggi sono essenzialmente due. Il primo concerne la tutela dei soggetti coinvolti. Dal punto di vista delle lavoratrici e dei lavoratori, si tratta soprattutto di scongiurare discriminazioni di carriera rispetto a chi è "in sede " o peggio, forme occulte di sfruttamento. In particolare, si teme un ritorno alle vecchie logiche del lavoro a domicilio, il quale, in passato, ha creato condizioni pesantissime di lavoro per le fasce deboli, in primo luogo, le donne.
Il secondo problema è più complesso, perché deriva dalle ambiguità insite nel termine "flessibilità ". Esso  no ha lo stesso significato per qualunque soggetto, prestazione, condizione esistenziale. Per alcune donne, per esempio, la flessibilità temporale nel lavoro può tradursi in un aumento della fatica quotidiana. La formula più problematica è quella "a domicilio ". soprattutto per le donne che hanno lottato per poter "uscire di casa". Dunque, il telelavoro conviene alle donne, ma solo a patto che sussistano certe condizioni.

Marita Rampazzi 

Docente di Sociologia presso l'Università di Pisa

Edizioni : DONNE & FUTURO o.n.l.u.s. - Via S.Francesco d'Assisi, 27 - 10121 Torino
Redazione: via S.Francesco  d'Assisi,27 - 10121 Torino
Direttore responsabile: Gloria Brolatti
Progetto grafico e Impaginazione:
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Disegni:
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Autorizzazione
Tribunale di Torino n. 5356 del 9/2/2000
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