E' ANCORA TEMPO DI PARTECIPARE
Con la
nascita di Donne & Futuro io, nata nel 1950, e quindi protagonista
assieme a molte altre donne del cambiamento derivato dalla nostra presa di
coscienza, ho avvertito nuovamente il senso della partecipazione.
Partecipazione positiva verso nuove condizioni conquistate nel tempo,
partecipazione attiva nel realizzare nuove iniziative per migliorare
insieme, partecipazione organizzativa nel valutare cosa sarebbe stato più
importante promuovere in questo nuovo cammino. Da tutto rimane forse
ancora fuori la parte emozionale delle donne che le rende così diverse
dagli uomini. È infatti la parte emozionale che ci porta a conflitti
interiori che sembrano voragini, che porta a spirali che tentano di
gettarci a fondo.
Ed è ancora la parte emozionale di noi che ci impedisce
di calcare le scene della vita con la piena consapevolezza del nostro
valore, che non ci permette di esprimerci in pubblico per paura di dire
cose scontate o prive di importanza, che anche nel lavoro ci fa muovere
ancora in modo ancillare e non pienamente da protagoniste.
Il nostro
vivere è ancora ombra e tentativo, timore e speranza, quiete e tempesta e
spesso mi chiedo, giunta ormai al mio cinquantesimo anno dì vita,
approdata a un nuovo secolo e a un nuovo millennio: quanto durerà ancora
questo cammino così arduo e faticoso, pieno di vette conquistate guardando
già all’orizzonte quelle ancora da conquistare?
Non sapendo o potendo dare
una risposta continuo a impostare la mia vita con il mio lavoro i miei
figli e la mia casa, spesso tralasciando proprio quella parte emozionale
di me che invece so che deve essere coltivata.
Non ho paura di prendere la
parola in pubblico, spesso conduco meeting composti da soli uomini, e
sono, anche se non da tutti, rispettata e riconosciuta come individuo
capace e propositivo. Insomma, vengo trattata come un uomo!
Ma questo non
mi può bastare né gratificare perché mi fa correre il rischio di perdere
le mie emozioni. Mi fa paura provare quella sensazione di vuoto che si
verifica quando vedo un tramonto, scorgo un’alba, ascolto una musica che
mi fa sentire leggera senza poterlo comunicare agli altri, chiusa quasi in
una gabbia di sicurezza.
Maria Zaccone |