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8 MARZO, BILANCIO DI UNA FESTA Serve a poco ridurre la festa della donna a mero simbolismo di presunta emancipazione, quando poi il ritorno al quotidiano significa fare i conti con una realtà che infrange i sogni di protagonismo del giorno prima. Viviamo nuovamente sulla nostra pelle lo "svantaggio" della differenza di genere, che si concretizza, quasi sempre, in una doppia presenza in famiglia e nel mondo del lavoro. Antonella Battisti Otto marzo 2000: la data è talmente importante e densa di significati che il solo averla scrittami lascia impietrita. Ho paura di perdermi tra i mille luoghi comuni. Sul nostro itinerario di crescita - dalla emancipazione alla globalizzazione - è stato detto tutto. Come erano ingenui gli uomini e le donne degli ultimi decenni! Guardavano il mondo attraverso un "lucernaio", e pensavo che questo "lucernaio" avrebbe per sempre impedito alle donne di arrivare al vertice. Ma le nostre avanguardie sono arrivate a traguardi importanti. In molti casi hanno vinto. Maria Grazia Sarno Il vero significato dell'8 marzo si è perso negli anni.Come il Natale, anch'esso è diventato sempre più un'espressione consumistica. Per molte donne, la festa dell'8 marzo è un semplice pretesto per uscire la sera in pizzeria con le amiche e tornare a casa col rametto di mimosa. Questa, in ogni caso, è la caratteristica della nostra società dei consumi, che tutto assorbe e trasforma fino a svuotare di contenuto anche gli avvenimenti più significativi. Proposte: eliminarla del tutto o modificarla! Ma se si sceglie la seconda strada, bisogna trovare nuovi spunti che le riconsegnino la sua dignità e permettano al mondo femminile di approfittare di questa ricorrenza per fare il punto sulle posizioni che le donne, in tutto il mondo, si sono realmente conquistate. L. M. Ghezzi Viene dall'Irlanda l'idea di celebrare l'8 marzo 2000 con uno sciopero universale delle donne "per un nuovo millennio che dia valore al lavoro e alla vita delle donne". Cifre alla mano, il lavoro mondiale è per i due terzi al femminile, ma le donne guadagnano solo il 5% delle entrate e sono proprietarie dell'1% dei beni. In Inghilterra, da molti anni, le donne si battono per ottenere il compenso economico del lavoro non retribuito: attività a conduzione familiare, di tipo domestico, e recentemente hanno chiesto all'Ufficio statistico del Governo di stimare questa attività. Il risultato? La conferma che i salari delle donne sono più bassi di quelli degli uomini. Ma un'iniziativa come questa, in Italia quale impatto potrebbe avere? Da noi la casalinga è una professione che viene considerata di lusso, anziché una condizione forzata, come in molti casi è, a causa di una imperante disoccupazione. Che facciamo, allora, scioperiamo? Carla Scarfò |
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