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CECITA' di José Saramago - ed. Einaudi IL LIBRO VISTO DA LEI A
utomobilisti impazienti in attesa del verde,
clacson che inquinano ancor più il rumore metropolitano di sottofondo,
nevrosi del quotidiano che si sfogano sul pedale dell’acceleratore. Poi,
improvviso, un repentino spostamento di prospettiva conduce questo romanzo
lontano dal realismo delle prime pagine, in un mondo surreale in cui gli
estremi si toccano e intersecano.
A colpire un uomo qualunque fermo a quel
semaforo è un ‘improvvisa cecità, inspiegabile. Presto quel bianco
assoluto, prima sconosciuto, si diffonde a macchia d’olio e gli uomini -
tutti gli uomini che ne vengono a contatto - si trasformano in appestati
da isolare. Prima l’oculista, poi il benefattore-ladro, terza la sensuale
ragazza dagli occhiali scuri per cui cecità e orgasmo arrivano nello
stesso istante. E ancora il farmacista che le vende il collirio, il
ragazzino visitato nello studio del dottore, il taxista.
Una comunità di
non vedenti (o di persone che non vogliono più vedere) che dolorosamente
ricominciano a vedersi dentro, forse a conoscersi. Al loro fianco un’unica
vedente che si spaccia per cieca, simbolo del coraggio e di una
sopravvissuta – e ormai scomparsa - etica di solidarietà. Fuori la vera
follia, l’indifferenza, il terrore di tutto ciò che è diverso e che non si
riesce a spiegare, o etichettare. Ma anche speranza. Sara Strippoli IL LIBRO VISTO DA LUI U n’epidemia si abbatte su una non precisata città i cui abitanti diventano, nel giro di poche ore e senza alcun preavviso, ciechi. Questa nuova, terribile e inaspettata condizione paralizza ogni attività quotidiana. Uomini e donne si riducono a vagare per la città, iniziano i primi saccheggi, le violenze. L’epidemia e il male, anziché favorire un clima di solidarietà, danno il via a una guerra di tutti contro tutti. S i formano bande che cercano di sopraffarsi a vicenda. La città si trasforma in una sorta di campo di concentramento. Sarà una donna, l’unica a non essere stata colpita dal misterioso virus, a guidare un gruppo di inermi verso una difficile salvezza. Il romanzo di Saramago, di impianto volutamente non realistico e con una notevole forza simbolica, è una grande metafora della cecità che, per l’autore portoghese, sembra dominare la cultura e la mentalità di questi anni. La nostra capacità di percepire il reale è distorta da una mole troppo grande e confusa di informazioni, spesso pilotate. I personaggi del libro preferiscono la violenza e la sopraffazione, condannandosi così alla solitudine. Essi sembrano incapaci, di fronte al male, di agire insieme cercando di cambiare la situazione in cui si trovano. Il mondo è quello che è, sembrano dire, e bisogna adeguarsi o fuggire. Solo la donna, la protagonista del romanzo, è portatrice di altri valori, di una maggiore capacità di compatire (nel senso di soffrire insieme) e sperare in un cambiamento. Massimo Castagnola
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Edizioni
: DONNE & FUTURO o.n.l.u.s. - Via S.Francesco d'Assisi, 27 -
10121 Torino |
COMITATO EDITORIALE |