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UN' ESERCITO DI DONNE
A CAPO DELLA FAMIGLIA
Le donne che, in seguito a diversi
eventi di vita - divorzio, vedovanza o attività lavorativa del coniuge
all’estero - si trovano a dover svolgere il ruolo di capofamiglia, sono
ormai un esercito.
E questa è una condizione che sicuramente rinforza
un’immagine del femminile sempre più competente, in qualunque campo operi,
ma non certamente semplice da gestire. Infatti, essendo materialmente
impossibile quella divisione dei compiti che di fatto contraddistingue le
coppie unite, queste donne sono costrette a dividersi tra l’andamento
economico dell’impegno lavorativo o professionale, l’educazione e il
sostentamento, sia materiale che psicologico, dei figli, la gestione della
casa, caricandosi di enormi responsabilità.
"Troppo
spesso, la reazione di chi si trova a vivere questa pesante
condizione è quella di ispirarsi a un modello maschile.
Anche negli affetti......"
È una condizione che non può
che determinare, con il tempo, un accumulo di stress notevolissimo che
incide sull’equilibrio della persona, creandole problemi sia di ordine
fisico che psichico. Una delle reazioni più frequenti a questo tipo di
condizione è una sorta di processo di "mascolinizzazione", in virtù del
quale la donna capofamiglia finisce per vivere e agire come un
capofamiglia padre/uomo, improntando a tale modello di comportamento sia i
suoi rapporti affettivi sia l’attività lavorativa e professionale.
Un’altra possibile reazione che molte donne presentano, è quella di
trovare un sostegno (famiglia di origine, famiglia del marito, nuovi
partner, compagni occasionali) che possa sostituire il vuoto creato
dall’assenza di un capofamiglia maschio. In altri casi, infine, è
possibile anche avere un’iperesponsabilizzazione dei figli e una loro
precocissima "adultizzazione". Si tratta dei cosiddetti figli
"genitoriali", che pagano lo scotto di situazioni familiari precarie,
assumendo oneri inadeguati per la loro età, rinunciando a un pezzo
considerevole della loro infanzia e preparandosi, così a un futuro disagio
psicologico.
Ma che fare, allora, quando figli, casa e lavoro sono tutti
sulle spalle della donna? Non sottovalutare il peso enorme di queste
responsabilità, esserne ben consapevoli, tenere conto delle rinunce e dei
sacrifici, misurando anche energie e risorse. A volte, infatti, non è
utile né considerarsi delle "eroine" né delegare completamente altre
persone della risoluzione dei problemi. È invece preferibile scegliere di
confidare su figure esterne, quindi non parentali o appartenenti alla
sfera sentimentale. Anche in considerazione del fatto che, spesso,
l’appoggiarsi al nucleo di origine o a nuovi partner, può determinare
l’instaurarsi di meccanismi di dipendenza e passività che possono
rivelarsi ancora più negativi della fatica di reggere tutto sulle proprie
spalle.
Maria Rita Parsi,
psicoterapeuta e scrittrice
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