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DONNE, EUROPA E... POTERE

  Il 2 ottobre 1997 è stato firmato il Trattato di Amsterdam, in cui l'articolo 2 stabilisce che il principio di eguaglianza tra uomini e donne è tra quelli fondamentali dell'Unione e che si intende mettere in atto tutte le azioni necessarie per attuarlo. La Comunità sostiene l'impegno degli Stati membri per ciò che concerne il miglioramento dell'ambiente di lavoro, le norme di sicurezza, l'informazione e la consultazione dei lavoratori; l'integrazione delle persone escluse dal mondo del lavoro; la parità tra uomini e donne per quanto riguarda le opportunità sul mercato del lavoro e sul trattamento. L'articolo 141 allarga il principio di eguaglianza a quello di eguale retribuzione tra lavoratori di sesso diverso che svolgano le stesse mansioni. Il tema delle politiche sociali riveste un aspetto di primo piano nell'attuale azione comunitaria.
 
Allo scopo di creare una coscienza pubblica sul tema della parità, le Nazioni Unite hanno promosso una serie di iniziative in linea con i criteri espressi dall'Unione europea. Nella II Conferenza mondiale sulle donne tenutasi a Copenaghen nel 1980 si proposero i tre temi fondamentali, che erano poi quelli promossi nel decennio dell'Onu per le donne: parità, sviluppo e pace. A Nairobi nel 1985 si discussero le strategie per il futuro e per l'avanzamento delle donne.
 
La IV Conferenza mondiale, tenutasi a Pechino nel 1995, aveva come tema principale Azione per la parità, lo sviluppo, la pace. L'obiettivo principale consisteva nel valutare l'attuazione del testo delle strategie future. Durante la Conferenza è adottata la Piattaforma di azione per la promozione e la realizzazione dell'empowerment, presa di potere e acquisizione di responsabilità delle donne.
 
A tutt'oggi nel campo della Pubblica amministrazione le donne occupano posti di minor importanza rispetto agli uomini. Il 25 marzo 1993, la legge 81 - definita delle Quote - stabiliva che, nella lista dei candidati nessuno dei due sessi potesse essere rappresentato in numero superiore ai due terzi; ma nel luglio 1995 la Corte costituzionale annullava la legge citando gli articoli 51 e 3 della Costituzione. Dunque la parità restava una mera enunciazione di principio e le donne restano sottorappresentate a livello nazionale, regionale e locale: la rappresentanza media nei parlamenti nazionali è solo del 15 per cento. C'è invece molta concentrazione di donne in posti di lavoro poco retribuiti. Per le donne, i settori chiave con maggior opportunità di occupazione sono quelli dei servizi professionali, tecnici e generali. Ciò significa che una minoranza di donne ben qualificate si è assicurata una posizione nel mercato del lavoro, ma le più sono confinate in posti mal retribuiti e occasionali.
 
Il processo per l'occupazione avviato al Consiglio di Essen ha creato nuove occasioni per inserire le pari opportunità.
 
La Commissione ha riconosciuto il problema della scarsa rappresentanza femminile in ruoli dirigenziali e la Dichiarazione di Atene del 1992 ha segnato l'inizio di un approccio globale al problema. Oltre ai concetti di mainstreaming e empowerment ci sono i Fondi sociali e i Programmi d'azione che cercano di affrontare il delicato equilibrio tra lavoratrice e madre, talora con proposte di lavoro a tempo parziale altre volte con la concessione del congedo parentale a entrambi i genitori. Quando per il'98 si parla di libera concorrenza professionale non si deve dimenticare che l'economia da sola non può spiegare la divisione sessuale del lavoro: essa è il prodotto di una costruzione sociale e politica. Quando la libera concorrenza tra uomini e donne comincia a entrare in gioco, interviene l'ordine per mantenere le distanze. La divisione sessuale del sapere e del lavoro è una sorta di gioco in cui le donne si impegnano con serietà. Forse "illuse" di poter eguagliare l' altro sesso?

Mariely  Brusa Caccia

Edizioni : DONNE & FUTURO o.n.l.u.s. - Via S.Francesco d'Assisi, 27 - 10121 Torino
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Direttore responsabile: Gloria Brolatti
Progetto grafico e Impaginazione:
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Disegni:
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Autorizzazione
Tribunale di Torino n. 5356 del 9/2/2000
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