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A PROPOSITO DI ADAMO

Da secoli le donne sono abituate ai ruoli che sono stati costruiti per loro: allevamento della prole, cure domestiche, privato. In parallelo, anche gli uomini sono incapsulati entro ruoli a loro prescritti:  lavoro produttivo, interesse politico e sociale.
Anche i caratteri psicologici sono, da sempre, ritenuti innati nella donna:  dolcezza, remissività, incapacità a sublimare, emotività.
Al contrario, il maschio, è riconosciuto per possedere: intraprendenza, aggressività, razionalità, trascendenza o capacità a sublimare.
Se la donna non si conforma a ciò che la natura l' ha destinata viene considerata poco "normale" e lei stessa tende a percepirsi "fuori posto" o addirittura con problemi psicologici. Ma anche l'uomo deve aderire ai suoi schemi, pena la discutibilità della sua virilità.
Il movimento delle donne e gli studi sulla differenza di genere hanno fermamente contestato questo artificioso schema, fonte di conflitti tra i sessi.
 
Questa errata impostazione dei ruoli si fa evidente se pensiamo alla violenza alle donne (maltrattamenti in famiglia, stupro). Gli stereotipi vogliono che l'uomo sia mosso da incontenibile istinto erotico che talora, quando i freni inibitori vengono meno, si scatena dando luogo alla violenza sessuale. In parallelo, alla donna è affidato il ruolo di vittima predestinata.
E' "naturale" il ruolo maschile di cacciatore e quello femminile di "preda"? Elisabeth Badinger, con il libro XY L'identità maschile, ha reso evidente come le identità dei due sessi siano, in buona parte, delle costruzioni sociali e culturali e che la divisione dei ruoli risponda a un bisogno maschile di controllo della donna e della vita sociale.
L'educazione dei due sessi viene finalizzata al rientro in questo schema (non piangere come una femminuccia", "sii uomo" ...)
Successivamente saranno le leggi (nel diritto di famiglia in vigore sino al 1975, l'uomo aveva la netta superiorità in ogni decisione della famiglia), i comportamenti violenti (come i maltrattamenti in famiglia) e i costumi sociali a far sì che le donne stiano al "loro posto". 
 
Ma se l' uomo viene condizionato da una distorta visione del mondo e della donna, vuol dire che occorre partire dall' uomo se si vogliono cambiarne i comportamenti. La violenza alla donna non è che una delle tante forme di violenza.
La guerra, per esempio, è la forma più cruenta cui l'uomo ricorre di fronte a un conflitto derivante dalla diversità, giustificando spesso questo comportamento con il teorema delle guerre giuste e quelle ingiuste. Il ceppo da cui entrambe nascono è lo stesso. In quest'ottica non è tanto la donna che deve cambiare ma l'uomo. In molti Paesi europei sono già attivi, da tempo, dei luoghi dove gli uomini violenti vengono sottoposti a rieducazione e le leggi obbligano i mariti violenti a lasciare la casa coniugale.
La presenza di ruoli sociali "obbligati" può essere rintracciata in molti altri ambiti, per esempio nella famiglia. Dal momento che la donna è potenzialmente procreatrice a lei vengono affidati quasi in esclusiva i compiti di cura della prole e della casa, mentre all'uomo spetta il lavoro produttivo.
 
Questo schema entra oggi in conflitto con il lavoro extradomestico della donna, che si trova a dover ricoprire più ruoli, in una defatigante corsa quotidiana per sopperire alla mancanza di aiuti. Ancora una volta è lo schema che non va, poiché regge sulla presunta naturalità delle competenze. Ma non vi è nulla che giustifichi razionalmente la latitanza maschile sul fronte delle cure domestiche. La controprova si ha nel fatto che già molte coppie oggi si dividono equamente questi compiti e molti neopadri stanno dimostrando di possedere una mirabile abilità e competenza nell' accudimento del neonato e nelle faccende domestiche.
L'importanza di questa trasformazione non è solo da ascrivere a beneficio delle donne, ma anche dell'intera vita sociale poiché tali cure sviluppano nell'uomo la capacità di provare tenerezza, di condividere la dimensione quotidiana e affettiva.
La guerra è prima di tutto questo: soppressione di cor-pi, di relazioni, di affetti, di beni materiali. La donna lo sa bene poiché è lei che sperimenta ogni giorno quanto amore e quanto impegno occorrano per allevare un figlio, per costruire un proprio nido. Non sarebbe male se lo imparasse anche l'uomo.
Si può concludere con Badindter: "L'uomo vecchio sta morendo e lascia il posto a un altro, diverso, di cui appena si intravedono i tratti, ma che è certo il preludio a una forma inedita di armonia tra i sessi"

Aida Ribero

Presidente del Centro Studi e Documentazione Femminile - Torino

Edizioni : DONNE & FUTURO o.n.l.u.s. - Via S.Francesco d'Assisi, 27 - 10121 Torino
Redazione: via S.Francesco  d'Assisi,27 - 10121 Torino
Direttore responsabile: Gloria Brolatti
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Autorizzazione
Tribunale di Torino n. 5356 del 9/2/2000
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